Home > News Prestiti

Controlli fiscali: cosa sono e cosa fare se siamo nel torto

Secondo l’Agenzia delle Entrate, il controllo fiscale è l’attività di controllo del corretto adempimento degli obblighi fiscali dei contribuenti, finalizzata a contrastare i fenomeni evasivi ed elusivi e atta a favorire l’adempimento spontaneo del contribuente (tax compliance). Da un lato, quindi, l’Agenzia ha il compito di contrastare i comportamenti fiscalmente non corretti e, dall’altro, di provocare un effetto dissuasivo che stimoli al massimo l’adesione spontanea. Per verificare il regolare adempimento degli obblighi tributari, l’Agenzia delle Entrate adotta diversi strumenti di controllo: i controlli automatizzati e formali delle dichiarazioni fiscali, gli inviti al contraddittorio e i questionari, le attività istruttorie esterne (per esempio, controlli mirati e verifiche fiscali), le indagini finanziarie, l’attività di tutoraggio nei confronti delle imprese di più rilevante dimensione e altro ancora. Queste tipologie di controllo vanno attuate esclusivamente dopo un’analisi  da cui risultino anomalie dichiarative. Non si fanno dunque analisi incomplete, specie se l’ammontare desunto non appare rilevante e se il risultato ottenuto non coincide evidentemente con il profilo del contribuente.

Le frodi Iva

Nel campo delle partite Iva, il controllo maggiore sarà indirizzato verso le false dichiarazioni attraverso le lettere d’intento e saranno controllati gl acquisti intracomunitari. In tutti i casi le conclusioni di questo tipo di attività istruttorie prevedono che il contribuente venga a conoscenza delle pratiche svolte, attraverso degli atti che espongono esaustivamente la motivazione della pretesa, sanzioni applicate e imposte dovute. In questi stessi atti vengono esplicate le modalità con cui poter sanare le anomalie riscontrate e per chiedere, nel caso in cui il contribuente abbia fondate ragioni per ritenere errata la pretesa dell’amministrazione, un intervento dell’ufficio per l’annullamento dell’atto, oltre alla possibilità di difendersi davanti al giudice tributario.

In generale, a seconda del tipo di attività di controllo effettuata (sulle dichiarazioni, verifica fiscale, spesometro, transfer pricing e altro), il contribuente può andare incontro agli atti riportati di seguito:

  • comunicazione di irregolarità: emesse a seguito dell’attività di controllo sulle dichiarazioni fiscali, sulla base dei dati dichiarati dal contribuente o, comunque, in possesso dell’Agenzia delle entrate. Se il contribuente riconosce la validità della contestazione può regolarizzare la propria posizione mediante il pagamento, entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione, di una sanzione ridotta;
  • invito al contraddittorio: il contribuente può essere invitato dall’Agenzia delle Entrate ad avviare un contraddittorio su un’ipotesi di pretesa fiscale e sui motivi che l’hanno determinata. Se il contribuente accetta il contenuto dell’invito (ossia la pretesa tributaria), beneficia di un regime sanzionatorio agevolato (le sanzioni sono ridotte a un sesto del minimo previsto per legge);
  • processo verbale di constatazione: in caso di verifica fiscale presso la sede del contribuente, l’attività di controllo svolta dagli uffici dell’Agenzia o dalla Guardia di finanza si conclude con la consegna di un processo verbale di constatazione in cui sono indicate le eventuali violazioni rilevate e i relativi addebiti;
  • avviso di accertamento: l’atto mediante il quale l’ufficio notifica formalmente la pretesa tributaria al contribuente a seguito di un’attività di controllo sostanziale. L’avviso di accertamento deve essere sempre motivato, a pena di nullità. Il contribuente che riceve un avviso di accertamento ha l’opportunità, se rinuncia a presentare ricorso, di ottenere una riduzione delle sanzioni.

Articoli interessanti

Top